una restituzione che sopravanzi qualsiasi interpretazione
La fotografia, concepita semioticamente come indice del reale, a differenza di altre arti non ritrae né imita, ma cattura e preleva. Il ritrarre che si è voluto perseguire nell'opera è stato inteso come una nuova esplorazione di fotografie scattate per altro scopo. La foto originaria viene trattata come un blocco di marmo sempre e nuovamente ricostituito, nel quale focalizzare e far emergere tutte le diverse e coesistenti identità. Tale foto viene restituita, grazie ai suoi estratti, nella sua essenza molteplice e politematica, in quella continua ripetizione differente di sè a cui l'atto del guardare (e del fotografare) costringe il reale. Il ruolo del fotografo viene qui pensato non come quello del cacciatore, ma come quello dello scultore o del minatore, dell'esploratore sotteraneo di filoni nascosti, affioranti per pochi pixel sulla superficie assoluta della fotografia.
L'opera così ottenuta si presenta contemporaneamente come un cantiere e una campionatura: chi guarda ha la possibilità di esaminare sia uno che l'altra, mettendo in relazione i volti fra di loro e con il terreno di origine, in una dinamica visiva prettamente fotografica.
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